05102017

About

About: Modeselektor

“C’era un sacco di caos, un sacco di anarchia”: erano i primi anni ’90, il Muro era appena stato buttato giù e aggirarsi per Berlino, per i giovani Sebastian Szary e Gernot Bronsert, era qualcosa di incredibile, una gioiosa follia, un playground senza regole – la capitale di tedesca in quegli anni era veramente una “terra di nessuno”, dove tutto era concesso. Qualcosa che ha profondamente segnato la loro creatività e il loro modo di approcciarsi all’arte: portando ad un’attitudine senza confini, senza – appunto! – muri, ma con la voglia di tuffarsi a corpo morto nelle emozioni, nelle sfide, nell’ignoto, nel futuro. E la musica techno nei primi anni ’90 a Berlino era esattamente questo.

Ma non basta l’attitudine. Ci vuole talento. E su quello Szary e Gernot fin da subito, fin dalle prime scorribande nei party illegali berlinesi, hanno dimostrato di avere una marcia in più: prima come Fundamental Knowledge poi, dal 1996, come Modeselektor (nome scelto in omaggio a una unit di effettistica del Roland RE-201). Nel giro di qualche anno arriva l’incontro con Ellen Alien, che li mette immediatamente sotto contratto per la sua BPitch: una serie esplosiva di EP e due album fenomenali (“Hello Mom!”, 2005, e “Happy Birthday”, 2007) li mettono definitivamente al centro della scena. Arrivano le date in giro per il mondo, gli attestati di stima di Thom Yorke (che li cita sempre come uno dei suoi gruppi preferiti, per finire poi anche a collaborarci negli anni successivi), le committenze speciali (ad esempio una installazione sonora per il Centre Pompidou parigino).

Arriva anche, inizialmente come esperimento temporaneo, la collaborazione con un amico di vecchia data – e compagno di etichetta in BPitch – di nome Sascha Ring, meglio noto come Apparat. Il progetto comune Moderat diventa ben presto una presenza monumentale nella vita artistica dei Modeselektor: tre album (usciti nel 2009, 2013, 2016), un successo strepitoso a livello globale. Successo che peraltro i Modeselektor stessi stavano ottenendo già in proprio, con la propria sigla: “Monkeytown”, anno 2011, è il disco che li porta a suonare da headliner nei maggiori festival del mondo in campo elettronico, diventando i campioni assoluti di una techno “espansiva”, colorata, piena di riferimenti bizzarri e di sense of humour ma al tempo stesso tremendamente d’impatto. E’ il “suono di Berlino”, però come lo intendono loro, non nella variante minimal che ha regnato a metà anni 2000: in mano loro la musica elettronica da dancefloor più dura e rigorosa diventa un alveo in cui possono (e devono!) depositarsi anche schegge giamaicane, riferimenti soul, citazioni electro sfavillanti, strane deviazioni ritmiche, il tutto con una potenza e precisione di suono comunque impressionanti.

Ora che il progetto Moderat è stato messo in temporanea pausa, Szary e Gernot possono tornare a dedicarsi a tempo pieno all’avventura Modeselektor. Un’avventura che porta con sé anche una label (Monkeytown, senza contare la fantastica avventura 50 Weapons, una label nata per vivere solo spazio di cinquanta release – e hanno segnato praticamente tutte la storia della club culture degli ultimi anni), l’intenzione di collaborare sempre con i sodali storici (come Siriusmo, con cui hanno dato vita alla sigla Siriusmodeselektor, o il geniale collettivo audio/visuale Pfadfinderei), la voglia comunque di aprirsi anche a nuove avventure. Ma prima di tutto, c’è l’obiettivo di riprendersi lo scettro di dominatori veri dei dancefloor più eclettici, esplosivi, liberi da preconcetti e luoghi comuni. Esattamente come era Berlino negli anni subito dopo la caduta del Muro. Ancora oggi, quello spirito può esistere e resistere.

text by rebel rebel