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Lawrance – Films & Windows

Conosciamo Lawrance, oramai.
Peter Kersten ha passato la prima decade degli anni 2000 assicurandosi del fatto che, rilasciando quattro album ispirandosi, nelle sonorità e nei titoli, potesse essere accostato a quel Morrisey che portò i The Smiths nell’olimpo degli dei della musica. Sebbene persista una reverenza quasi sacra verso la house di Chicago, la musica di Lawrance è sempre stata troppo varia ed eterogenea per essere semplicemente canonizzata nella musica da dancefloor.

Nonostante le sue produzioni poggino le propri base su delle strutture ben solide e conclamate, Lawrance riesce sempre a suscitare nel pubblico un’ambiguità emozionale, che rende la sua musica e le produzioni che rilascia sulla sua etichetta Dial, un qualcosa di immediatamente riconoscibile e unico. E sì, Films&Windows, suo ultimo album, non fa assolutamente eccezione. Dal punto di vista delle sonorità, Films & Windows è sorprendentemente vivace. Le tracce procedono ad un ritmo maestoso, i sentimenti che l’autore vuol suscitare sono appena accennati e vagamente abbozzati, dando la possibilità al fruitore di interpretare le tracce nel modo più personale possibile.

Tuttavia, è stupefacente come efficacemente la presenza di synth gommosi e sonorità tamburellanti ben dritte liberino la visuale dell’ascoltare da una certa nebbia sonora. Le cose procedono deliziosamente lente in quest’album, rassicurandoci che, anche se la nostra concentrazione dovesse scivolare via, la musica non sarà mai troppo più avanti di noi. Un’altra evoluzione qui è rappresentata dalla presenza di synth acuti ed armonici, e dalla presenza dibassi che si evolvono lungo continuum di estasi per i nostri padiglioni auricolari. Ascoltate “Angels on Night” e capirete di cosa stiamo parlando. Le tracce di Lawrance evocano reminiscenze degne del miglior Villalobos, composte come sono da una varietà infinita di suoni intrecciati tra loro che, onestamente, manipolati dalle mani di un altro ciapparirebbero sconclusionati, cacofonici, quasi fastidiosi.

Questo è quello che caratterizza le produzioni di Kersten, esattamente come quelle dell’artista cileno: una ricerca di sonorità esterofile, esotiche, Lawrance veste le sue tracce di un significato più metaforico, elusivo, figurativo: la libera interpretazione sta alla base di questo nuove album, dove ogni significato appare chimerico se analizzato partendo da schemi di riferimento, che di fatto non esistono nella mente dell’artista.

Sta dunque a voi, a chi ascolta, scavare fino a trovare l’essenza dell’album stesso: Lawrance è un iconoclasta, e come tale, si racconta nelle proprie opere. Mai ascoltare quest’album partendo da un’idea definita di quel che potrà essere. Lasciatevi trasportare da quel che ascoltate, lentamente, traccia per traccia. Vivrete un’estasi di sonoro piacere.

text by rebel rebel