21052016

About

Matthew Dear

A seconda di chi sia il tuo referente, il tuo interlocutore, Matthew Dear diventa alle volte un DJ, altre un produttore di musica dance, ancora un artista pop sperimentale, un bandleader.

Ha co-fondato sia la Ghostly International, sia la Spectral Sound, etichetta esclusivamente pensataper le produzione destinate al dancefloor. I remix commissionati a Matthew Dear non possono contarsi sulle dita di due mani: i The XX, Charlotte Gainsbourg, Spoon, Hot Chip, The postal service, e anche gli illustri Chemical Borthers, hanno fatto la fila davanti alla sua porta per avere un rework. Inoltre, menzione va fatta per i remixche l’artista texano ha rilasciato su Get Physicals.

Dietro alla figura di Matthew Dear, prendono vita quattro diversi alter-ego, ognuno dei qualicorrispondente ad un progetto diverso, ognuno con un proprio stile ed una propria indietità visiva:ominciando col più noto Audion, passando per False ed arrivando fino a Jabberjaw. Le influenze, i riferimenti di Matthew Dear sono molteplici: dai talking heads a David Bowie, daAdonis a Roman Flugel, vecchia conoscenza del Rebel Rebel. Matthew Dears lancia nel 2003 il suo primo album “Leave luck to heaven”, è un’aggrovigliarsi disparse, perfide note funky-house, cucite tra loro dalla note vocali dello stesso Dear, voci distintive diCari, ed include il tanto amato singolo Dog Days (uno delle migliori 100 tracce della decade, secondo Pitchforks).

Il singolo è stato accolto con estatica acclamazione sia dall’opinione pubblicache dalla critica specializzita tra cui Rolling Stone, che ha conferito quattro stelle al singolodell’artista texano. Il successivo “Asa Breed”, uscito nel 2007, rappresenta un notevole cambiamento rispetto alleescursioni da dancefloor contenute in “Heaven”, ed incorpora le poliritmie delll’Afrobeat, leirriverenti sensibilità pop di Brian Eno, e l’austera bellezza di Krautrock. Altri quattro stelle seguirono Asa Breed successivamente alla recensione di Rollings Stones, e pocodopo Matthew Dear ha poi iniziato il tour con una band e suonando conseguentemente tre pezzi dalvivo. La banda, la Matthew Dear Big Hands, in cui l’artista texano ha agito come frontman, comandando il palco con una spavalderia ed un’arrogante eleganza simile a quella di Bryan Ferry.

Il 2010 ha visto l’uscita di Black City, terzo album in ordine di apparizione, che può essereconsiderato uno spartiacque nella carriera artistica dell’artista. Black City è stato accolto con lodequasi unanime critica, guadagnandosi il massimo dei voti da Mojo, Uncut, Q, URB, e il VillageVoice, finendo in innumerevoli liste di fine anno, ed arrivando a guadagnare un’ambita menzionecome Best new music da parte di Pitchfork. “Black City” rappresenta una complessità di suoni oscuri, giocosi che avvolgono l’ascoltatore comele braccia di un amante malevoloAll’uscita dell’album ha fatto seguito un un tour mondiale, in cui Matthew Dear si è esibito con unband in numero ampliata rispetto al precedente tour.

L’ultimo album di Matthew Dears “Beams”, datata 2012, è sia un drastico allontanamento da“Black City”, ma anche un degno successore dello stesso, nonché un capolavoro di fattezze, eforma, gotiche. Una ammassarsi di strani, selvaggi suoni dai connotati più pop, “Beams” è l’ultimo capitolo dellacontinua evoluzione di una delle menti più affascinanti della musica.

Dopo oltre un decennio di esplorazione pop, fino al raggiungimento dei limiti estremi della stessa, Matthew Dear ora abita in un angolo rarefatto dell’universo musicale: non più legato a nessungenere, rispettato dai suoi pari, e benedetto da un pozzo senza fondo di energia creativa. Ora è solo Matthew Dear , e suona come nessun altro, come niente altro.

text by rebel rebel