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Reviews

Scuba – Claustrophobia

Claustrophobia, ultimo lavoro in ordine temporale di Paul Rose per la sua etichetta Hotflush, è un album che una volta ancora mostra l’ubiquità musicale di Scuba. L’album, che si presenta come il più dark dei lavori sin qui rilasciati dallo stesso artista, segna un ritorno a quelle sonorità più dubstep che già avevamo ascoltato in Triangulation.

I suoni graffianti che lo stesso Scuba ha campionato (clangori metallici, suoni distorti) emergono in quest’album in tutta la loro dissonante, ipnotica potenza. Nonostante Scuba sia maturato come artista, profondamente cambiato rispetto a quello che era all’inizio della sua carriera, tracce come Leviatation e Why you feel so Low risultano subito familiari.

Drift è sicuramente una delle tracce più iconiche di questo album, caratterizzata da sinth metallici che richiamano alla mente memorie ancestrali proprie della industrial techno. All i think about is death rappresenta perfettamente il significato di quest’album: voci angeliche e pause dense di silenzio esprimono concretamente il sentimento di questa raccolta.

Il resto di Claustrophobia rappresenta un ritorno alle origine dell’artista inglese, proseguendo nell’intenzione il progetto SCB appunto caratterizzato da una techno più cruda. Le tracce PCP e Television, nonostante tocchino corde più ambient, riesconono comunque nel loro intento di tenere l’ascoltatore sulle spine con bridge improvvisi e note dissonanti.

Claustrophobia più che un passo avanti sembra essere un’affermazione: Rose ha preferito concentrarsi su quel che sa fare (molto) bene piuttosto che cercare nuove sonorità non ancora sperimentate. Tuttavia, alcune delle tracce sopracitate nascondono al loro interno quel futuro verso il quale l’artista inglese si sta muovendo, in un’ottica di continua metamorfosi.

 

text by rebel rebel